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Strategie di marketing: come scegliere quella della tua PMI

Crescita, posizionamento, brand o performance: le grandi scelte di strategia di marketing per una PMI e una griglia in cinque domande per decidere.

Di , caporedattore
Aggiornato il · 6 min di lettura

In breve: una strategia di marketing si costruisce con tre decisioni (chi servire, con quale promessa e lungo quale direzione di crescita) prese prima di scegliere i canali come contenuti, social, pubblicità o email. Per dividere le risorse, il riferimento resta l’analisi di 996 campagne condotta da Les Binet e Peter Field per l’IPA: circa il 60% del budget al marchio, il 40% all’attivazione delle vendite.

Gli elenchi delle «dieci migliori strategie di marketing» mescolano spesso strategie e strumenti: un podcast, l’automazione o un chatbot non sono strategie, sono mezzi. Qui rimettiamo le cose in ordine: prima le scelte di fondo, poi i canali, infine una griglia per decidere.

Cos’è una strategia di marketing?

È l’insieme delle scelte che orienta ogni azione commerciale e di marketing per qualche anno. Sta in tre domande:

  1. Segmentazione e target: fra tutti i clienti possibili, quali servi per primi? Uno studio commercialista può puntare sulle imprese edili, sugli studi medici o sulle startup, e non parlerà a ciascuno allo stesso modo.
  2. Posizionamento: quale promessa ti distingue nella testa di quei clienti? Prezzo, specializzazione, rapidità, vicinanza, competenza?
  3. Direzione di crescita: vendere di più agli stessi clienti, trovarne di nuovi o lanciare nuove offerte?

Tutto il resto ne discende: canali, tono, budget, indicatori. La strategia sta nel business plan, mentre il piano marketing, con gli obiettivi dell’anno e la ripartizione dei costi, la trasforma in azioni. La nostra guida al piano marketing copre questo secondo passaggio.

Quali strategie di crescita può scegliere una PMI?

La griglia più usata è quella di Igor Ansoff, pubblicata su Harvard Business Review nel 1957. Incrocia prodotti esistenti o nuovi con mercati esistenti o nuovi:

Prodotti esistentiNuovi prodotti
Mercati esistentiPenetrazione: vendere di più ai clienti che conosciSviluppo prodotto: una nuova offerta per gli stessi clienti
Nuovi mercatiSviluppo del mercato: nuova zona, nuovo segmentoDiversificazione: nuova offerta, nuovi clienti

Il rischio cresce dalla casella in alto a sinistra a quella in basso a destra. Per una PMI la penetrazione è quasi sempre il punto di partenza: far tornare i clienti, aumentare lo scontrino medio, ottenere passaparola. Un cliente fidelizzato costa molto meno di uno nuovo: Harvard Business Review riporta che, a seconda degli studi, acquisire un cliente costa da cinque a venticinque volte più che mantenerlo. La nostra guida alla fidelizzazione dei clienti descrive le leve.

Lo sviluppo di un nuovo prodotto richiede un metodo di validazione, che trovi nell’articolo sul lancio di un prodotto.

Come distinguersi dalla concorrenza?

Michael Porter ha descritto tre strategie competitive generiche, ancora utili per chiarire il posizionamento:

  • leadership di costo, che richiede un’organizzazione più efficiente dei concorrenti, non solo prezzi più bassi;
  • differenziazione, attraverso qualità, servizio, competenza o marchio;
  • focalizzazione su una nicchia, dove diventi il nome di riferimento per un segmento ristretto.

La maggior parte delle PMI vince con la focalizzazione: l’avvocato che segue solo diritto dell’edilizia, il falegname che fa solo scale su misura, la software house che lavora solo per le autoscuole. Essere la scelta ovvia per un piccolo gruppo di clienti rende più che essere un’opzione fra tante per tutti.

Brand o performance: come dividere lo sforzo?

Il performance marketing (annunci mirati, campagne di conversione) produce risultati rapidi e misurabili. Il brand marketing (notorietà, contenuti, presenza duratura) lavora lentamente ma alimenta tutte le vendite future.

Les Binet e Peter Field hanno analizzato 996 campagne del database sull’efficacia dell’IPA, l’associazione britannica delle agenzie pubblicitarie. La loro conclusione, nota come «regola 60/40»: le campagne più efficaci dedicano circa il 60% delle risorse alla costruzione del marchio e il 40% all’attivazione delle vendite. Il dato viene dal mercato britannico e il rapporto cambia secondo settore e situazione, ma la lezione regge: tagliare il brand migliora i numeri di questo trimestre e peggiora quelli degli anni successivi.

Nel B2B, il LinkedIn B2B Institute dice la stessa cosa con la sua «regola 95-5»: in un dato momento, circa il 95% dei potenziali acquirenti di una categoria non è sul mercato. Rivolgersi solo al 5% pronto a comprare significa ignorare chi sceglierà un fornitore l’anno prossimo fra i marchi che già conosce.

Quali canali di marketing usare, e per cosa?

CanaleRuolo principaleTempi di effettoDa privilegiare quando
Contenuti e SEOFarsi trovare, dimostrare competenzaDiversi mesiI clienti si informano prima di comprare
Social mediaNotorietà, relazione, scopertaVariabiliIl prodotto si può mostrare o la competenza raccontare
Pubblicità sui motori di ricercaIntercettare la domanda esistenteImmediatiI clienti cercano già il tuo servizio
Email e automazioneFar tornare i clienti, accompagnare la decisioneRapidiHai una lista di contatti con il consenso
Influencer e partnershipPrendere in prestito la credibilità di altriMediIl tuo pubblico segue voci di cui si fida
Eventi e fiereIncontrare e convincere di personaMediVendite complesse, B2B, mercato locale
Passaparola e recensioniRassicurare, far scattare l’acquistoContinuiSempre

L’approccio che attira i clienti con contenuti utili invece di interromperli è spiegato nella guida all’inbound marketing. Per una panoramica dei canali online, vedi la guida su cos’è il marketing digitale.

Come scegliere la strategia di marketing giusta per la tua impresa?

Per decidere basta una griglia di cinque domande:

  1. Dove sono i tuoi clienti e come scelgono? Ricerca su Google, passaparola, gare e richieste di offerta, social, passaggio in negozio.
  2. Qual è il tuo obiettivo a 12 mesi? Notorietà, nuovi clienti, valore medio dell’ordine, fidelizzazione.
  3. Quali risorse hai? Budget, tempo, competenze interne. I contenuti costano soprattutto tempo, la pubblicità soprattutto denaro.
  4. Cosa fanno i concorrenti, e dove sono assenti? Un canale trascurato dai concorrenti costa spesso meno.
  5. Come misurerai il risultato? Un canale che non puoi misurare è un canale che non puoi guidare. Confronta i costi di marketing con il fatturato che portano, sempre con lo stesso metodo.

Un caso tipico di PMI. Uno studio di fisioterapia con quattro professionisti vuole più pazienti sportivi. Strategia: focalizzazione su un segmento (gli sportivi amatoriali della città), posizionamento sulla competenza (riabilitazione sportiva), crescita per sviluppo del mercato. Canali: un Profilo dell’attività su Google curato, contenuti pratici sugli infortuni più frequenti, accordi con le società sportive e i gruppi di corsa della zona, e una richiesta di recensione dopo ogni ciclo di trattamento concluso. Il tutto nel rispetto del GDPR, che tratta i dati sulla salute come categoria particolare, e delle regole sulla pubblicità sanitaria. Nessuna pubblicità a pagamento finché queste basi non sono a posto.

Quali errori di strategia di marketing sono più comuni?

  • Confondere strategia e strumenti: aprire un account TikTok non è una strategia.
  • Voler parlare a tutti: una promessa vaga non convince nessuno.
  • Cambiare rotta ogni trimestre: marchio e contenuti hanno bisogno di coerenza.
  • Puntare tutto sulla conversione immediata, per poi chiedersi due anni dopo perché le campagne costano sempre di più.
  • Trascurare i clienti esistenti a favore dei nuovi.
  • Non scrivere la strategia: ciò che non è scritto non viene né condiviso né valutato. Un budget marketing e un piano d’azione ne sono la traduzione in numeri.

Basta una pagina: il segmento scelto, la promessa in una frase, la direzione di crescita, i due o tre canali dell’anno e l’indicatore di ciascuno. Rivedila una volta all’anno, non ogni volta che diventa di moda una nuova piattaforma.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra strategia e tattica di marketing?

La strategia fissa le scelte di fondo: a quali clienti rivolgersi, con quale promessa, per quale obiettivo di crescita. Le tattiche sono le azioni che la mettono in pratica: pubblicare su LinkedIn, lanciare una campagna Google Ads, partecipare a una fiera. Cambiare tattica è facile, cambiare strategia impegna l'impresa per anni, quindi merita più riflessione.

Meglio investire nel brand o nella performance?

In entrambi. L'analisi di Les Binet e Peter Field per l'IPA, basata su 996 campagne, colloca l'equilibrio più efficace intorno al 60% del budget per la costruzione del marchio e al 40% per l'attivazione delle vendite. Il rapporto cambia secondo il settore, ma un'impresa che finanzia solo la conversione immediata finisce per restare senza clienti che la conoscono abbastanza da comprare.

Qual è la strategia di marketing migliore per una piccola impresa?

Di solito la concentrazione: un segmento di clienti ben definito, una promessa distintiva e due o tre canali gestiti bene invece di dieci fatti a metà. Fidelizzare i clienti esistenti e ottenere passaparola sono spesso le leve più redditizie, molto prima di una spesa pubblicitaria importante, perché tenere un cliente costa molto meno che conquistarne uno nuovo.

Quanto tempo serve per giudicare una strategia di marketing?

Le azioni di conversione, come la pubblicità sui motori di ricerca e le campagne email, si giudicano in qualche settimana. Notorietà, contenuti e SEO richiedono diversi mesi, spesso un anno. Fissare all'inizio l'orizzonte di valutazione di ogni canale evita di abbandonare troppo presto ciò che costruisce la crescita futura, o di tenere una campagna che non rientra mai.

Fonti

  1. IPA, Les Binet e Peter Field, The Long and the Short of It (presentazione)
  2. LinkedIn B2B Institute, The 95-5 Rule
  3. Harvard Business Review, The Value of Keeping the Right Customers (Amy Gallo, 29 ottobre 2014)