Affiliate marketing: cos'è, come funziona e quanto rende
L'affiliate marketing paga una commissione a chi porta vendite o contatti a un marchio. Come funziona, quanto rende e le regole AGCOM sulla trasparenza.
Di Hugo Marceau, caporedattore
Aggiornato il · 6 min di lettura
In breve: l’affiliate marketing paga a un editore (un blog, un canale YouTube, una newsletter, un sito di comparazione) una commissione per ogni vendita o contatto che porta a un marchio. Il guadagno nasce da una moltiplicazione semplice, traffico × clic × acquisti × valore dell’ordine × commissione: con il 5% che Amazon.it riconosce sulla categoria Cucina, un ordine da 80 € frutta 4 €, quindi servono molti visitatori qualificati prima che pochi punti percentuali diventino un reddito vero.
L’affiliazione ha due facce. Per chi crea contenuti è un modo di monetizzare un pubblico senza vendere un prodotto proprio. Per un’azienda è un canale di acquisizione pagato a risultato. Ciascuna delle due parti ha tutto da guadagnare a capire come ragiona l’altra.
Come funziona l’affiliate marketing?
Gli attori sono quattro:
- il merchant (o inserzionista), il marchio che vende e fissa la commissione;
- l’affiliato (o publisher), che pubblica contenuti con link tracciati;
- il network di affiliazione, che mette in contatto le due parti, traccia le vendite e paga le commissioni (Awin, Tradedoubler, TradeTracker, CJ, oppure il programma interno di un grande merchant come il Programma Affiliazione Amazon);
- il cliente, che clicca e compra.
Ogni link contiene un identificativo unico dell’affiliato. Se il cliente acquista entro la finestra di attribuzione (molto breve su Amazon, fissata da ciascun programma altrove, spesso 30 giorni), la vendita viene attribuita all’affiliato. La commissione è confermata dopo il periodo di reso, perché resi e annullamenti la cancellano.
I modelli di pagamento più comuni: una percentuale sulla vendita (CPA, costo per acquisizione), un importo fisso per ogni contatto qualificato (CPL, costo per lead, diffuso in assicurazioni, finanza, software e formazione) e, più di rado, il pagamento per clic.
Quanto si guadagna con l’affiliate marketing?
Nessuna statistica pubblica affidabile indica un reddito medio degli affiliati in Italia, e le schermate di guadagni da capogiro che circolano online descrivono una minoranza. L’approccio onesto è fare il calcolo sul proprio pubblico.
Esempio per un blog di attrezzatura da cucina:
- 20.000 visite al mese;
- il 5% dei visitatori clicca un link verso il merchant, cioè 1.000 clic (ipotesi);
- il 3% di questi clic si trasforma in acquisto, cioè 30 vendite (ipotesi);
- un ordine medio di 80 € (ipotesi);
- una commissione del 5%, il tasso standard di Amazon.it per la categoria Cucina & Sala da Pranzo.
Risultato: 30 × 80 € × 5% = 120 € al mese. Raddoppiando il tasso di commissione o il valore dell’ordine si raddoppia il guadagno; contenuti che attirano acquirenti invece di semplici curiosi possono triplicare o quadruplicare il tasso di clic. Per questo i siti di affiliazione redditizi puntano sulle ricerche d’acquisto («migliore impastatrice per principianti», «confronto scope elettriche senza filo») più che su quelle informative, una distinzione spiegata nel nostro articolo sull’intento di ricerca.
E le tasse? Le commissioni sono reddito. Se l’attività è occasionale può rientrare tra i redditi diversi; se diventa abituale serve la partita IVA, spesso in regime forfetario, che secondo l’Agenzia delle Entrate è accessibile con ricavi o compensi fino a 85.000 € nell’anno precedente. Il confine tra occasionale e abituale dipende dai fatti: parlane con il tuo commercialista prima di superare qualche centinaio di euro al mese.
Quali programmi e network di affiliazione scegliere?
Il Programma Affiliazione Amazon è il punto di partenza più semplice: catalogo enorme e acquirenti che si fidano del checkout. I suoi limiti sono noti. Le commissioni sono fissate per categoria; ecco la tabella standard di Amazon.it consultata a novembre 2026:
| Categoria (estratto) | Commissione standard |
|---|---|
| Moda, lusso, scarpe e borse, orologi, marchi privati Amazon Fashion | 6% |
| Casa, cucina e sala da pranzo, libri, fai da te, mobili, auto e moto | 5% |
| Bellezza, valigeria, cura della persona, sport e fitness | 4% |
| Grandi elettrodomestici, dispositivi Fire TV, elettronica mobile | 2,5% |
| Alimentari, console e videogiochi | 1% |
| Carte regalo, vino, app Android, Kindle Unlimited | 0% |
| Tutte le altre categorie | 3% |
A questo si aggiungono una finestra di attribuzione corta e regole d’uso dei link da leggere nell’accordo operativo.
I network multi-merchant danno accesso a centinaia o migliaia di marchi, spesso con commissioni più alte e finestre di attribuzione più lunghe. Ogni merchant accetta o rifiuta la tua candidatura in base alla qualità del sito.
I programmi diretti, gestiti da aziende di software o da e-commerce, a volte pagano una commissione ricorrente finché il cliente resta abbonato. È nel software che i redditi ricorrenti sono più frequenti.
Criteri di scelta: coerenza con il tuo pubblico, tasso di commissione e tempi di approvazione, finestra di attribuzione, soglia minima di pagamento, qualità del tracciamento.
Quali regole valgono in Italia per gli affiliati?
La trasparenza è obbligatoria. In Italia le regole di riferimento sono il Codice del consumo (che vieta la pubblicità occulta e le pratiche commerciali scorrette, sotto la vigilanza dell’AGCM), le linee guida e il codice di condotta dell’AGCOM per gli influencer e il Regolamento Digital Chart dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria. Le FAQ dell’AGCOM, pubblicate a marzo 2026, sono molto concrete:
- un contenuto è pubblicità quando c’è un pagamento o un beneficio, anche non in denaro, un’affiliazione o un codice sconto;
- non esiste una soglia minima di compenso: qualsiasi beneficio fa scattare l’obbligo;
- taggare il marchio o inserire un link o un codice sconto non basta: serve una dicitura chiara come «Pubblicità», «ADV» o «Sponsorizzato da…», visibile subito, senza che l’utente debba fare nulla;
- nelle didascalie la dicitura va all’inizio, prima del tasto «altro», e tra i primi tre hashtag se ne usi.
Gli obblighi più pesanti (come l’iscrizione all’elenco dell’AGCOM) riguardano gli «influencer rilevanti», da 500.000 follower o 1.000.000 di visualizzazioni medie mensili in su. Ma l’AGCOM ricorda che anche chi è sotto soglia deve rispettare la trasparenza pubblicitaria. Su un blog, in pratica: una frase visibile all’inizio dell’articolo («Questo articolo contiene link di affiliazione: se acquisti, ricevo una commissione»), un richiamo vicino ai pulsanti d’acquisto e una recensione onesta che citi anche i difetti del prodotto. Se parli di un prodotto che non hai mai usato, dillo. Inventare un test o un’esperienza personale è una pratica ingannevole.
Qualifica i link per i motori di ricerca. Per Google, un link a pagamento deve portare l’attributo rel="sponsored", come spiega la sua documentazione sui link in uscita. Ometterlo espone il sito a una perdita di fiducia da parte dei motori, perché i link pagati che trasmettono valore rientrano nelle norme di Google contro lo spam di link.
Quali contenuti generano commissioni?
I formati che convertono meglio sono quelli che aiutano chi ha già deciso di comprare:
- Il confronto tra tre e cinque prodotti, con una tabella di criteri e una raccomandazione per ogni profilo d’acquirente.
- La recensione dettagliata di un prodotto davvero provato, con foto tue.
- La guida all’acquisto che spiega i criteri prima di suggerire i modelli.
- Il tutorial che mostra un prodotto in uso (una ricetta, un montaggio, una configurazione).
La costanza conta più del volume. Un blog aziendale che pubblica due contenuti solidi al mese per un anno costruisce un traffico più duraturo di venti articoli scritti in una settimana. Sui social valgono le stesse regole di trasparenza: la nostra guida all’influencer marketing le approfondisce.
La tua azienda dovrebbe lanciare un proprio programma di affiliazione?
Per una piccola impresa che vende online l’interesse è evidente: paghi solo a risultato. Prima di lanciare, fai tre conti:
- La commissione sostenibile: deve restare sotto il margine sulla vendita, commissioni del network comprese. Un network aggiunge in genere una propria percentuale su ogni commissione. Il nostro calcolatore del margine ti dà il margine da cui partire.
- Il costo di gestione: reclutare gli affiliati, fornire i materiali, validare le vendite, gestire le contestazioni.
- La cannibalizzazione: i siti di coupon e cashback intercettano spesso vendite che avresti fatto comunque, nel momento in cui il cliente cerca uno sconto subito prima di pagare. Escludili o pagali meno.
Gestisci il programma come qualsiasi canale a pagamento, guardando il costo per cliente e il valore del cliente. Il nostro articolo sul ROI del marketing digitale spiega il metodo.
Quali errori fanno fallire un progetto di affiliazione?
- Promuovere prodotti mai provati, o scelti per la commissione invece che per la qualità: il pubblico se ne accorge e non torna.
- Dipendere da un solo programma: un taglio delle commissioni o un account chiuso azzerano le entrate da un giorno all’altro.
- Dimenticare la dicitura pubblicitaria, o nasconderla in fondo alla pagina.
- Puntare su ricerche informative senza intenzione d’acquisto.
- Non misurare clic e vendite per contenuto: senza questi numeri non sai quali articoli aggiornare per primi.
Domande frequenti
Quanto si guadagna con l'affiliate marketing?
Non esiste una statistica pubblica affidabile sul guadagno medio di un affiliato in Italia, e gli screenshot di entrate spettacolari riguardano una minoranza. Il calcolo onesto parte dal tuo pubblico: visite × tasso di clic × tasso di conversione × valore dell'ordine × commissione. Con 20.000 visite, 5% di clic, 3% di conversione, ordini da 80 € e commissione del 5% ottieni circa 120 € al mese.
Bisogna dichiarare i link di affiliazione?
Sì. Le FAQ dell'AGCOM sugli influencer considerano pubblicità ogni contenuto con un'affiliazione o un codice sconto che porta un vantaggio a chi pubblica. Servono diciture chiare come «Pubblicità», «ADV» o «Sponsorizzato da», visibili subito senza azioni dell'utente. Taggare il marchio o inserire il link non basta, e la pubblicità occulta è vietata anche dal Codice del consumo.
Quali sono le commissioni del Programma Affiliazione Amazon in Italia?
Dipendono dalla categoria. Secondo la tabella standard di Amazon.it consultata a novembre 2026: 6% per moda, lusso, scarpe e orologi, 5% per casa, cucina, libri, fai da te e mobili, 4% per bellezza e sport, 2,5% per grandi elettrodomestici ed elettronica mobile, 1% per alimentari e videogiochi, 0% per carte regalo e vino, 3% per le altre categorie.
L'affiliate marketing conviene a una piccola impresa che vende online?
Può convenire, se il margine lascia spazio a una commissione. Paghi solo quando arriva una vendita o un contatto, quindi il rischio è limitato. Devi però selezionare i partner, escludere i siti di coupon che si attribuiscono vendite che avresti fatto comunque e mettere in conto il tempo per gestire il programma, reclutare affiliati e risolvere le contestazioni.