Lead nurturing: cos'è, sequenza email ed esempi per PMI
Il lead nurturing accompagna con messaggi utili i contatti non ancora pronti a comprare. Sequenza di 5 email, punteggio semplice e regole del Garante.
Di Hugo Marceau, caporedattore
Aggiornato il · 6 min di lettura
In breve: il lead nurturing consiste nel restare in contatto con chi non è ancora pronto a comprare, inviandogli contenuti utili al momento giusto, finché non lo diventa. Per una piccola impresa basta, per partire, una sequenza di quattro-sei email in qualche settimana, avviata da un download o da un’iscrizione e inviata solo a chi ha dato il consenso.
Il termine viene dall’inglese «to nurture», nutrire, far crescere. Risponde a un problema che ogni commerciale conosce: la maggior parte di chi lascia la propria email su un sito non è pronta a firmare. Chiamarla il giorno dopo la spaventa. Dimenticarla la manda da un concorrente.
Cos’è il lead nurturing?
Un lead è un contatto identificato che ha mostrato interesse: ha scaricato una guida, si è iscritto alla newsletter, ha seguito un webinar. Il lead nurturing è l’insieme dei messaggi che lo accompagnano tra questo primo segnale e la conversazione commerciale.
In pratica prende tre forme:
- una sequenza di email automatica avviata da un’azione (download, iscrizione);
- contenuti adatti alla fase in cui si trova il contatto;
- un sistema di punteggio che dice ai commerciali quando intervenire.
È la fase di «coinvolgimento» di una strategia di inbound marketing. Senza nurturing, i contatti generati dai tuoi contenuti restano righe di un foglio di calcolo.
Perché la maggior parte dei lead non è pronta a comprare?
Perché non sono tutti allo stesso punto. Chi scarica «10 domande da fare prima di rifare il tetto» forse sta scoprendo l’argomento. Chi guarda la tua pagina prezzi tre volte in una settimana sta già confrontando preventivi. Trattarli allo stesso modo è un errore.
Di solito si distinguono tre fasi:
- Consapevolezza: il contatto si rende conto di avere un problema. Vuole capire, non comprare.
- Valutazione: confronta le soluzioni possibili, cerca criteri, esempi, opinioni.
- Decisione: sceglie un fornitore e vuole prezzi, garanzie, prove.
Il nurturing fornisce, a ogni fase, il contenuto che aiuta a passare alla successiva, senza spingere.
Come si costruisce una sequenza email di lead nurturing?
Passo 1: scegli l’innesco
Parti da un solo punto d’ingresso, per esempio la guida più scaricata del tuo sito. La sequenza comincia quando qualcuno la riceve. La pagina di ringraziamento che segue il modulo è in realtà il primo messaggio della sequenza: dice alla persona cosa succederà dopo.
Passo 2: elenca le domande che vengono dopo
Chiedi ai commerciali cosa domandano i clienti dopo aver letto quel tipo di guida. Quelle domande diventano le tue email.
Passo 3: scrivi una sequenza breve
Ecco un esempio per un’impresa edile che fa rifacimento tetti, con una guida scaricata su come confrontare i preventivi:
| Giorno | Oggetto dell’email | Obiettivo | Invito all’azione |
|---|---|---|---|
| G0 | La tua guida per confrontare i preventivi del tetto | Consegnare quanto promesso | Scarica la guida |
| G3 | 3 voci del preventivo che nascondono costi extra | Dare un’informazione utile | Leggi l’articolo collegato |
| G8 | Caso reale: il tetto di una villetta degli anni Settanta | Rendere concreto il progetto | Guarda il caso |
| G15 | Come si svolge il sopralluogo | Togliere il timore di impegnarsi | Scopri come funziona |
| G22 | Vuoi un secondo parere sul tuo preventivo? | Proporre un colloquio | Prenota una chiamata |
Ogni email ha un obiettivo e un’azione. Il tono è quello di un consulente, non di un venditore. La proposta di appuntamento arriva solo alla fine.
Passo 4: prevedi le uscite
Un contatto che prenota una chiamata al giorno 8 deve uscire subito dalla sequenza. Poche cose irritano quanto un’email «vuoi prenotare una chiamata?» il giorno dopo la chiamata. Imposta questa regola nello strumento prima del lancio.
Passo 5: passa il testimone alla newsletter
Alla fine della sequenza, un contatto che non ha risposto non è perso. Spostalo su una newsletter mensile che mantiene il legame senza pressione, e riserva i richiami commerciali ai segnali forti. La nostra guida all’email marketing spiega come gestire quella newsletter.
Come funziona il lead scoring?
Il punteggio assegna punti a ogni contatto per stimare quanto è pronto. La documentazione di HubSpot distingue due famiglie di criteri, che si ritrovano nella maggior parte dei CRM:
- Affinità (fit): il contatto corrisponde al tuo cliente ideale? Ruolo, dimensione dell’azienda, settore, zona.
- Coinvolgimento (engagement): cosa fa? Visite alle pagine, clic nelle email, moduli inviati.
Nell’esempio di modello pubblicato da HubSpot, una riunione prenotata vale 10 punti, una riunione svolta 20, un clic su un link in un’email di marketing 5, un clic su una call to action 6 e un’apertura di email 2, con un tetto di 100. I punteggi possono decadere a intervalli di 1, 3, 6 o 12 mesi, così un modulo compilato sei mesi fa pesa meno di uno compilato ieri. I contatti vengono poi etichettati come alti, medi o bassi in base a soglie che fissi tu: nell’esempio di HubSpot, da 70 a 100 è «alto». Lo strumento richiede però un piano Professional o Enterprise.
Per una piccola impresa, all’inizio funziona una griglia semplice, in un foglio di calcolo o in qualsiasi CRM:
- +20 punti per una visita alla pagina prezzi o contatti;
- +10 punti per un secondo download;
- +5 punti per ogni clic in un’email;
- +15 punti se il contatto corrisponde al tuo target principale;
- meno 10 punti dopo 60 giorni senza alcuna attività.
Fissa una soglia (diciamo 50 punti) oltre la quale un commerciale chiama. Correggila dopo tre mesi guardando i punteggi dei contatti diventati clienti. Per tenere traccia di tutto, un CRM anche semplice è più affidabile della memoria.
Cosa dice la legge italiana sulle email di nurturing?
Qui l’Italia è più severa di molti Paesi, compresa la Francia, dove il B2B funziona in gran parte con l’opt-out.
Consenso preventivo, anche in B2B. L’art. 130 del Codice privacy consente le comunicazioni promozionali via email solo con il consenso preventivo del «contraente o utente». Le linee guida del Garante del 4 luglio 2013 chiariscono che la nozione di contraente comprende anche le persone giuridiche: scrivere a un’azienda senza consenso non è automaticamente lecito.
Niente indirizzi presi dal web. Sempre secondo il Garante, il consenso serve anche quando l’indirizzo è tratto da elenchi pubblici, siti web o registri. E il primo messaggio non può essere usato per chiedere il consenso o per avvisare che ci si può opporre ai successivi invii.
L’eccezione del soft spam. Se un cliente ti ha dato la sua email nel contesto di una vendita, puoi usarla per proporgli prodotti o servizi tuoi analoghi a quelli acquistati, a condizione che sia stato informato e non si sia opposto. In ogni messaggio deve restare semplice disiscriversi.
Consenso specifico per i terzi. Se vuoi cedere o condividere i contatti con partner per il loro marketing, serve un consenso distinto. Una sequenza inviata a una lista comprata non è nurturing: è spam, con il rischio di sanzioni previste dal GDPR.
Conclusione pratica: fai nurturing solo sui contatti che hai raccolto tu, con una casella di consenso chiara e una spiegazione di cosa riceveranno. Aggiungi l’autenticazione del dominio: le linee guida di Gmail chiedono a tutti i mittenti SPF o DKIM e un tasso di spam segnalato sotto lo 0,3%.
Quali metriche bisogna seguire?
Quattro numeri bastano per governare una sequenza:
- Tasso di clic per email: mostra quali messaggi interessano. I tassi di apertura sono diventati poco affidabili da quando alcune app di posta precaricano le immagini.
- Tasso di disiscrizione per email: un picco segnala un messaggio mal mirato o troppo commerciale.
- Tasso di appuntamenti: la quota di contatti entrati nella sequenza che chiede un colloquio.
- Tempo medio tra il primo download e il contratto firmato, misurato nel CRM.
Se puoi, confronta questi numeri con un gruppo di controllo: i contatti che hanno scaricato la stessa guida prima che la sequenza esistesse. È l’unico modo per sapere se il nurturing cambia davvero qualcosa.
Quali sono gli errori più comuni nel lead nurturing?
- Mandare una newsletter generica a tutti invece di una sequenza legata al punto d’ingresso.
- Vendere già nella prima email, quando il contatto ha appena scoperto l’argomento.
- Non fermarsi mai: un contatto inattivo da un anno riceve un’ultima email, poi esce dalla lista.
- Dimenticare i clienti: il nurturing funziona anche dopo la vendita, per la fidelizzazione dei clienti e le vendite aggiuntive.
- Automatizzare senza testare: prima di ogni lancio iscriviti tu stesso con un indirizzo di prova e leggi ogni messaggio come farebbe un potenziale cliente.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra lead nurturing e lead scoring?
Il lead nurturing consiste nell'inviare a un contatto contenuti utili per accompagnare la sua riflessione finché non è pronto ad acquistare. Il lead scoring assegna punti a quel contatto in base a chi è e a cosa fa, per segnalare ai commerciali il momento giusto. Il primo fa maturare l'interesse, il secondo lo misura. Nella maggior parte dei CRM lavorano insieme.
Quante email deve avere una sequenza di lead nurturing?
Per una piccola impresa bastano da quattro a sei email distribuite su tre-sei settimane per cominciare. Oltre, subentra la stanchezza. Conta che ogni messaggio porti un'informazione utile e chieda una sola azione chiara. Osserva le disiscrizioni email per email: se schizzano dopo un messaggio preciso, è quello da riscrivere per primo.
Serve il consenso per inviare email di nurturing a contatti B2B in Italia?
Sì, di regola. L'art. 130 del Codice privacy richiede il consenso preventivo per le email promozionali e, secondo le linee guida del Garante del 2013, la tutela riguarda il contraente, quindi anche le aziende. Fa eccezione il soft spam: l'email lasciata da un cliente durante un acquisto, usata per servizi analoghi, con possibilità di rifiutare.
Quale software serve per fare lead nurturing?
Per iniziare basta un qualsiasi strumento di email marketing capace di far partire invii automatici dopo un'iscrizione. Un CRM con lead scoring diventa utile quando i contatti superano ciò che un commerciale riesce a seguire a mano. Progetta prima la sequenza, poi scegli lo strumento, non il contrario: altrimenti saranno i modelli del software a scrivere la tua strategia.