Web hosting: come scegliere l'hosting per il sito aziendale
Hosting condiviso da 9,90 € + IVA il primo anno, VPS da 6,49 € al mese, hosting statico gratis: tipi di web hosting, prezzi di rinnovo e criteri di scelta.
Di Hugo Marceau, caporedattore
Aggiornato il · 7 min di lettura
In breve: per un sito aziendale la scelta del web hosting si riduce a tre famiglie: l’hosting condiviso (da 9,90 € + IVA il primo anno sui piani Aruba che abbiamo verificato, con rinnovi da 34,99 a 79,99 € + IVA l’anno), il VPS (da 6,49 € al mese + IVA, da gestire in proprio) e l’hosting statico, spesso gratuito. La scelta giusta dipende da come è costruito il sito, non dalle dimensioni dell’azienda: un sito vetrina in WordPress gira bene su un condiviso, un sito statico non chiede quasi nulla.
Il primo istinto è confrontare i prezzi in vetrina. È la colonna sbagliata. Le tariffe promozionali valgono solo per il primo anno, e il rinnovo arriva puntuale, spesso a un prezzo molto più alto. Vediamo come funziona ogni tipo di hosting web, quanto costa davvero e quali criteri contano per una PMI o un libero professionista.
Cos’è un hosting web?
L’hosting è lo spazio su un server, sempre collegato a internet, dove risiedono i file e il database del tuo sito. Quando un visitatore digita il tuo indirizzo, il suo browser chiede la pagina a quel server, che la restituisce.
È facile confonderlo con due servizi vicini, spesso venduti insieme:
- il dominio (il tuo indirizzo, per esempio tuaazienda.it), che si rinnova ogni anno presso un registrar;
- la posta elettronica (le caselle professionali), talvolta inclusa nell’hosting, spesso affidata a Google Workspace o Microsoft 365. In Italia molti piani includono anche la PEC, utile per le comunicazioni con valore legale.
I tre servizi possono stare presso fornitori diversi. Questa separazione ha un vantaggio: cambiare hosting non ti obbliga a cambiare email. Se il sito non esiste ancora, la nostra guida per creare un sito web aziendale ti aiuta a scegliere la tecnologia prima del fornitore.
Condiviso, VPS, cloud o statico: quale tipo di hosting?
| Tipo | Come funziona | Adatto a | Chi gestisce la parte tecnica |
|---|---|---|---|
| Condiviso | Molti siti dividono le risorse di un server | Sito vetrina, blog, piccolo e-commerce | Il fornitore |
| VPS (server virtuale privato) | Una porzione di server con risorse proprie | Siti molto visitati, esigenze tecniche specifiche | Tu, salvo VPS gestito |
| Cloud | Risorse su richiesta, scalabili | Applicazioni, picchi di traffico, progetti in crescita | Tu o un consulente |
| Statico | File HTML già pronti serviti da una rete globale | Siti costruiti con un generatore statico | La piattaforma |
| Server dedicato | Una macchina intera affittata per te | Grandi siti, requisiti di sicurezza rigidi | Tu |
L’hosting condiviso resta la risposta di partenza per una piccola impresa. Il fornitore si occupa del server, degli aggiornamenti di sistema, dei certificati SSL e spesso dei backup. Il limite: le prestazioni dipendono in parte dai siti vicini, e alcune impostazioni non si possono modificare.
Un VPS offre più potenza e libertà, ma devi installare, mettere in sicurezza e aggiornare il sistema. Senza competenze tecniche in azienda o presso un consulente, è più un rischio di sicurezza che un vantaggio. Esistono VPS «gestiti» e hosting gestiti per WordPress proprio per questo, a un prezzo più alto.
L’hosting statico è l’opzione più veloce ed economica quando il sito lo permette. Senza database e senza codice eseguito a ogni visita, non c’è quasi nulla da attaccare. Il piano gratuito di Cloudflare Pages, per esempio, include 500 build al mese, fino a 20.000 file per sito e 100 domini personalizzati per progetto, secondo la sua documentazione.
Quanto costa un web hosting?
Per dare cifre verificabili, ecco i prezzi pubblicati sulle pagine di due fornitori conosciuti il 4 novembre 2026, IVA esclusa.
| Piano | Primo anno | Rinnovo | Cosa include (sintesi) |
|---|---|---|---|
| Aruba Hosting Linux Basic | 9,90 € | da 34,99 € / anno | Dominio, SSL DV, 5 caselle email, nessun database |
| Aruba Hosting Linux Easy | 9,90 € | da 59,99 € / anno | Dominio, SSL DV, 5 database MySQL, caselle email |
| Aruba Hosting Linux Advanced | 19,90 € | da 79,99 € / anno | Come Easy, più accesso SSH e 5 caselle PEC sul dominio |
| Aruba Hosting gestito Smart per WordPress | 14,90 € | da 79,00 € / anno | Backup e aggiornamenti automatici |
| Hetzner Cloud, Regular Performance | da 6,49 € / mese | stesso prezzo | Server virtuale non gestito |
La logica è evidente. L’Hosting Linux Easy si rinnova a circa sei volte il prezzo del primo anno (59,99 ÷ 9,90 = 6,06). Confronta quindi su tre anni, non sulla prima fattura: lo stesso piano costa 129,88 € + IVA in tre anni (9,90 + 59,99 × 2). Con l’IVA al 22% si arriva a circa 158 €, un calcolo che puoi rifare con il nostro calcolatore IVA.
Il VPS, al contrario, ha un prezzo stabile ma va sommato al tempo o al consulente necessario per gestirlo. Aggiungi il dominio, se non è incluso al rinnovo, ed eventuali caselle email a pagamento. La guida al budget marketing colloca queste voci nella spesa complessiva di una piccola impresa.
Come scegliere un fornitore di hosting?
Oltre al prezzo, sei criteri fanno la differenza nel quotidiano:
- Backup. Quanti giorni vengono conservati, se sono automatici e se puoi ripristinarli da solo. Prova un ripristino prima di averne bisogno.
- Prestazioni. Dischi SSD NVMe ormai standard, risorse garantite, una versione recente di PHP per WordPress e cache lato server.
- Sicurezza. Certificati SSL gratuiti e automatici, firewall applicativo, protezione dagli attacchi DDoS, scansione malware.
- Assistenza. Orari, canali (telefono, ticket, chat) e tempi di risposta reali. Un guasto di sabato ti insegnerà in fretta quanto vale il supporto.
- Posizione dei dati. Utile per la velocità se i tuoi visitatori sono concentrati in Italia, e per gli obblighi legali (vedi sotto).
- Portabilità. Devi poter esportare file, database ed email senza difficoltà e senza costi di uscita.
Per confrontare due offerte, invia a entrambi i fornitori le stesse domande per iscritto. Chi non risponde con chiarezza su backup e assistenza prima della vendita non farà meglio dopo.
L’hosting influisce sulla SEO?
Google non posiziona un sito in base al suo fornitore, ma l’hosting agisce su due leve che contano.
Il tempo di risposta. Il Time to First Byte (TTFB) misura quanto impiega il server a iniziare a rispondere. Secondo web.dev, la documentazione di Google sulle prestazioni, un TTFB è buono fino a 0,8 secondi e scarso oltre 1,8 secondi. Un TTFB lento ritarda tutto ciò che segue e peggiora le metriche di esperienza della pagina descritte nella guida ai Core Web Vitals.
La disponibilità. Un sito spesso irraggiungibile viene scansionato meno, e un’interruzione lunga può costare posizioni. I fornitori promettono spesso un uptime del 99,9%: significa comunque quasi nove ore di inattività l’anno (lo 0,1% di 8.760 ore fa 8,76 ore).
Altri problemi legati all’hosting che penalizzano il posizionamento (redirect sbagliati durante una migrazione, versioni HTTP e HTTPS entrambe attive, errori server ripetuti) compaiono nella nostra lista di errori SEO.
Dove devono stare i dati: GDPR e scelta del fornitore
Per la maggior parte delle PMI italiane la posizione del server è soprattutto una questione di velocità: un data center in Italia o in Europa, oppure una CDN davanti al sito, avvicina le pagine ai visitatori.
Diventa una questione legale non appena il sito raccoglie dati personali (moduli di contatto, account, ordini):
- Il fornitore è responsabile del trattamento. Ai sensi dell’articolo 28 del GDPR serve un accordo scritto sul trattamento dei dati (il DPA). I grandi fornitori ne pubblicano uno standard: verifica di averlo accettato.
- Il trasferimento fuori dall’Unione europea richiede una base giuridica, come una decisione di adeguatezza o le clausole contrattuali tipo. Il Garante per la protezione dei dati personali riassume le regole nella sua pagina dedicata ai trasferimenti all’estero. Un fornitore con server in Europa semplifica molto la documentazione.
- Dati sanitari e altre categorie particolari. Uno studio medico o un centro di fisioterapia che conserva dati dei pazienti online deve applicare garanzie rafforzate (articolo 9 del GDPR): cifratura, controllo degli accessi, registro dei trattamenti. Un hosting condiviso economico raramente basta.
- Pubblica amministrazione. Chi lavora per la PA può trovarsi a dover usare servizi cloud qualificati secondo le regole dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN). Per un sito vetrina privato non è un obbligo.
Un sito vetrina con un semplice modulo di contatto non chiede altro che un DPA in ordine e un’informativa privacy corretta. Un gestionale con cartelle cliniche chiede tutto il resto.
Come cambiare hosting senza rompere il sito?
Una migrazione ben preparata passa inosservata ai visitatori e a Google. I passaggi:
- Fai un backup di file, database ed email presso il vecchio fornitore.
- Installa il sito presso il nuovo hosting e provalo su un indirizzo temporaneo.
- Abbassa il TTL dei record DNS uno o due giorni prima del passaggio, così la modifica si propaga in fretta.
- Cambia i DNS, poi controlla certificato SSL, moduli ed email.
- Tieni attivo il vecchio hosting per qualche giorno, il tempo della propagazione.
- Controlla Google Search Console nelle settimane successive per individuare errori di scansione.
Non disdire mai il vecchio piano prima di aver verificato che tutto funzioni, email comprese, e controlla la data di scadenza: molti piani si rinnovano in automatico se non disattivi il rinnovo per tempo. Se la migrazione la fa un consulente, chiedi per iscritto chi conserva le credenziali, come verranno spostate le caselle email e per quanto resterà disponibile il vecchio sito come riserva. Per un’azienda appena nata che deve ancora scegliere la propria infrastruttura, la guida alla SEO per startup spiega che cosa impostare fin dal primo giorno.
Domande frequenti
Che tipo di hosting serve a una piccola impresa?
Per la maggior parte dei siti aziendali in WordPress basta un hosting condiviso: poche decine di euro l'anno, con certificato SSL, backup e spesso caselle email incluse. Se il sito è costruito con un generatore statico, un hosting statico gratuito o quasi è più veloce e più sicuro. Un VPS ha senso solo con esigenze tecniche precise e qualcuno che lo gestisca.
Quanto costa un hosting web all'anno?
Il 4 novembre 2026 Aruba proponeva l'Hosting Linux Easy a 9,90 € + IVA il primo anno, con rinnovo da 59,99 € + IVA l'anno, e l'hosting gestito per WordPress a 14,90 € + IVA il primo anno, con rinnovo da 79,00 €. Guarda sempre il prezzo di rinnovo: può valere cinque o sei volte quello del primo anno.
L'hosting influisce sulla SEO?
Indirettamente sì. Un server lento alza il Time to First Byte, che la documentazione web.dev di Google considera buono fino a 0,8 secondi e scarso oltre 1,8 secondi, e ritarda tutto il resto della pagina. Le interruzioni frequenti impediscono inoltre a Google di scansionare il sito. La posizione del server conta poco per il posizionamento, molto di più per la velocità.
Si può ospitare gratis un sito aziendale?
Sì, se il sito è statico. Piattaforme come Cloudflare Pages hanno un piano gratuito con 500 build al mese, fino a 20.000 file per sito e 100 domini personalizzati per progetto. Per un sito WordPress, invece, le offerte di hosting gratuito sono troppo limitate e poco affidabili per un uso professionale, e quasi mai includono backup o assistenza.
Fonti
- web.dev (Google), Time to First Byte (TTFB), aggiornato il 18 novembre 2025
- Cloudflare Docs, Pages limits (consultato il 4 novembre 2026)
- Aruba, piani Hosting Linux e prezzi di rinnovo (consultato il 4 novembre 2026)
- Hetzner, Cloud server, prezzi (consultato il 4 novembre 2026)
- Garante per la protezione dei dati personali, Trasferimento di dati personali all'estero